Tommaso Serra

Maestro Tommaso Serra.
“Un Pittore alla ricerca dell’Uomo”
Il dialogo con Tommaso Serra riprende dopo un un periodo di qualche anno,interrotto dall’incontrarci a manifestazioni artistiche o in studi di amici,con scambi di pensieri e riflessioni sull’arte,per quanto le circostanze lo potevano consentire.
Ora davanti a noi e alle nostre parole, sono i quadri della mostra che sta preparando,allineati in sequenza continua:il lungo filo di un discorso iniziato e mai interrotto,che oggi si presenta con le soluzioni di una ricerca progredita giorno dopo giorno.
Era cominciato a metà degli anni ’90,popolato da figure emergenti da colori densi e terrosi,come graffiti di mondo alle origini della storia dell’uomo,rimasto celato su pareti rocciose e antichi muri e riemerso per intervento dell’artista che lo aveva liberato e fatto rivivere attraverso il tocco dei suoi pennelli.
Su quelle tele protagonisti erano i tanti,piccoli uomini,e i loro animali.Oggi e divenuto protagonista l’uomo,gigante del campo,isolato,dai contorni sfuggenti,che si significano la volontà di non rilevarsi,di nascondersi nel mistero,diffidando di una realtà turbata da venti ostili.
Ma la vita impone talvolta di uscire allo scoperto ed allora,quando deve palesarsi,assume forme mutuate da un tempo archeologico divenendo divinità dell’Olimpo,idolo africano,creatura del mito,come a voloere assumere,nel mascheramento,quell’individualità terribile che l’omologazione del nostro tempo tende,con tutti i mezzi e tutte le lusinghe,a strappargli.
La complessità di questi stati d’animo viene espressa dall’artista con i colori.Il dominio del marrone fa rivivere atmosfere di pessimismo,interrotte talvolta da sprazzi di luce dei gialli e dal furore della ribellione espressa dai tagli dei rossi posti a segnare la superfici,a tradurre in gesto il filo di pensieri immobile,altrimenti senza speranza.
Il discorso trova le sue pause aprendo parentesi di altre riflessioni,con le macchie di verde turchese che sembrano suggerire immersioni in abissi di acque pure,in una sorta di estraneazione dalla sofferenza,dalla disillusione.
Il filo si è dipanato fino al punto dell’oggi,ma s’intuisce che sarà un prosieguo con l’uomo protagonista.
Da buon selvaggio di un mondo fanciullo e amico l’artista è pervenuto all’uomo attorniato da una natura ostile,da osservare da posizione defilata,o mascherata.Tommaso Serra ha in ciò saputo interpretare i sentimenti indistinti di tanti altri che provano inquietudine per un futuro più denso di ombra che percorso da fasci di luce,per un domani incerto sul ruolo che lo stesso uomo potrà,o saprà,assumere,avendo smarrito se stesso.
L’artista lo ha capito e,con il suo linguaggio,urla i colori,andando alla ricerca dell’uomo.
Anna Maria Schmdt

 

Oggi:il cosiddetto mondo delle immagini che distrugge le immagini reali.
Entrando nel silenzio e nel mondo interiore di Tommaso Serra,incontriamo immagini strane,inusuali,primordiali,sedimentatesi (e rimosse) nel corso dell’esperienza della specie;un nugolo di segni da decifrare,esorcizzare nell’irruenza di un tratto,purificare nella leggerezza di un accenno.
Strati di colore,strati della coscienza,spazi densi ma anche rarefatti,da cui affiorano-sembra quasi galleggino-diavoli con le corna enormi che paiono disegnati da bambini turbati o meravigliati.Ma sopratutto enigmi di volti,dolcissimi volti dalle orbite vuote,nonostante sguardi,dolcissimi e inquietanti,a chiedere quasi un perchè dall’aldilà del tempo.

Daniele Moretto