Costantino Siino

Costantino Siino nasce a Palermo nel 1989. L’infanzia melodrammatica nella difficile e non pacifica convivenza con il fratello e la sorella, gli conquista lividi, cucchiai di legni rotti e una morale a buon mercato. Cerca nel disegno una torre d’avorio in cui rifugiarsi solo per comprendere il mondo. Il disegno diventa il primo vero compagno nella rappresentazione personale e interiore della realtà intorno, grazie a un margine di intervento creativo che consente la trasmigrazione della funzione rappresentativa ad una funzione performativa, esortativa. Nella rappresentazione artistica c’é una necessaria parte di percorrenza e indagine del vero, e un altra parte in cui la libertà espressiva é finalizzata a condividere un messaggio, un’esortazione, un valore etico. L’impressione del bello che interviene nella raffigurazione del reale costituisce il fulcro della produzione forsennata dell’artista. L’arte viene concepita come rappresentazione del reale in cui alla funzione narrativa si sovrappone il ruolo etico, conformato all’unico canone della Bellezza, la cui cartina tornasole é costituita dalla possibilità tanto più ampia quanto più rarefatta, dell’astrazione, dell’ablazione categorizzante: la realtà si unisce al concetto é diventa arte nella rappresentazione tanto più forte quanto più condivisibile, comprensibile, interpretabile. Le opere presentate sono le più vicine all’attualità, e intrecciano alla visione artistica un fine sociale, che nei disegni o nei ritratti in tecniche miste su tela, é rappresentato dal contrasto al consumo iconoclasta della comunicazione commerciale globale e virtuale tramite social. I soggetti sono cioé svuotati dal loro io e l’artista prova attraverso la sovrarappresentazione di immagini e contenuti condivisi sui social di opporsi allo sgretolamento della funzione simbolica dell’immagine. Tramite la ridondanza estetica della stessa immagine, una foto di rivista, un post su instagram, si cerca di restituire dignità all’immagine in sé, prolungandone la vita lasciando che vibri di nuovo nell’essenza esteriore resa dal tributo che l’artista ne fa. Le opere murarie sono frutto della medesima ricerca, ma la sovraesposizione alla percezione collettiva é esasperata, violenta. L’immagine diviene icona, e l’icona come il tuono ha ragione nella tempesta del buio e della pioggia, dell’albero e del fuoco. Nel contesto Palermitano, problematico e complesso, la funzione dell’arte raggiunge il fine più alto, quello sociale, ponendosi quale baluardo e sogno di una civiltà altrimenti rassegnata al consumo di immagini convenzionali e controllate.